Campo Giovani 2026: Termina oggi un’altra esperienza
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Campo Giovani 2026: Termina oggi un’altra esperienza

Quattro giorni. Quattro giorni che sono passati in un attimo e che invece ci sono sembrati una vita.

Equipe Giovani

Equipe Giovani

Giovani
4 ago 2026
4 min

Termina oggi un’altra esperienza

Quattro giorni. Quattro giorni che sono passati in un attimo e che invece ci sono sembrati una vita.

Quattro giorni pieni di amicizie, alcune nate qui, altre che da vecchie sono diventate più vere. Emozioni, pianti che non ti aspettavi, risate che ti fanno male alla pancia, confidenze e tanto altro.

Siamo arrivati ognuno con la propria storia. Con le proprie paure, con le proprie maschere, con quelle cose che non diciamo mai. E giorno dopo giorno ce le siamo messe davanti. Ci siamo guardati davvero. Ci siamo “spogliati”. Non dei vestiti. Dell’orgoglio. Delle difese. Di quel “sto bene” che diciamo quando non è vero.

E abbiamo scoperto che dall’altra parte c’era qualcuno. Qualcuno che non giudicava. Qualcuno che ascoltava. Qualcuno che restava.

In questi giorni abbiamo capito che c’è qualcuno che ci ama. E abbiamo imparato ad amarci anche tra noi. Guardandoci. Prendendoci cura. Senza fretta. Senza rimandare a “dopo”.

Abbiamo capito anche un’altra cosa che ci portiamo a casa: essere custodi significa scegliere di esserci.

Significa tendere la mano anche quando sarebbe più facile girarsi dall’altra parte. Significa avere cura dell’altro nel modo in cui parliamo, in quello che facciamo, nel modo in cui guardiamo e pensiamo all’altro.

Perché il contrario di tutto questo è smettere di amare. E noi non vogliamo smettere.

Cinque parole da portare con noi

E così, senza che nessuno ce le scrivesse, abbiamo imparato cinque parole.

Dove. Abbiamo capito dove eravamo: in un posto in cui potevamo cadere senza avere paura. In un posto dove potevamo essere fragili e scoprire che essere fragili non è essere deboli. È essere veri. È essere pieni.

Quando. Abbiamo capito quando: adesso. In questo tempo che non tornerà più. Nel momento in cui abbiamo deciso di non aspettare. Perché ci è stato detto chiaro: esserci ora. Non domani. Ora.

Cosa. Abbiamo capito cosa siamo diventati: persone che si scelgono. Un gruppo. Una famiglia. Noi siamo quelli delle infinite seconde possibilità. Quelli che sbagliano e riprovano. Quelli che si perdono e si ritrovano.

Come. Abbiamo capito come: fare il primo passo è semplice. Lo fanno tutti. È il secondo che è difficile. È il secondo che costa. Ed è proprio quello a cui siamo chiamati.

Il secondo passo è restare quando ti verrebbe da scappare. È ascoltare quando ti verrebbe da parlare. È dire “ci sono” anche senza parole. È farlo tra le tue dita.

Perché. E abbiamo capito il perché: perché qui ci siamo accorti. Ci siamo visti davvero. Ci siamo scelti. E abbiamo capito che la mia storia non finisce con me. La mia storia è anche la tua.

Ora che dobbiamo tornare a casa, queste cinque parole le portiamo con noi: dove, cosa, quando, come, perché.

Le portiamo come un compito. Come un sentimento che non finisce qui dentro.

Perché fuori sarà facile ricominciare a correre. Sarà facile rimettere la maschera. Sarà facile dire “ci sentiamo dopo”.

Ma noi sappiamo che “dopo” non esiste. Esiste solo adesso.

Esiste solo il coraggio di fare il secondo passo anche fuori. Esiste solo il coraggio di essere custodi anche quando nessuno ci guarda.

Portiamoci a casa la memoria di questi giorni. Portiamoci a casa le mani che ci hanno tenuto. Portiamoci a casa la certezza che possiamo cadere, e ci sarà qualcuno. Che possiamo sbagliare, e avremo un’altra possibilità. Che possiamo essere semplicemente noi, e basterà.

Grazie

Grazie al nostro assistente don Domenico Lasaponara, che ci ha accompagnato in questi giorni, aiutandoci, con le sue parole, a vedere nuove sfumature di quella storia ancora in fase di stesura.

E grazie a Paola per aver accolto il nostro invito, per essere stata luce, complice.

Grazie a Luca e Serena, per esserci stati, per averci donato momenti di gioia e confronto. Ci hanno accompagnati e guidati con pazienza, offrendoci ascolto vero.

E, in questo campo più che mai, abbiamo visto la vera essenza dell’Azione Cattolica. Non siamo stati solo giovani o giovanissimi o adulti. In quel momento siamo stati famiglia.

Grazie, perché da oggi la storia di ognuno di voi è nelle mani di tutti. ❤️

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